Festa patronale

Il 20 gennaio di ogni anno e la domenica più vicina a tale data, ha luogo a Chiomonte la festa patronale di San Sebastiano, con il consueto svolgimento:

  • al mattino Messa solenne;
  • ore 14,30 giro per le vie del paese con la “Puento” (Punta), con fermate nei pressi delle case dei priori, che distribuiscono a tutti i presenti, vino, bevande e dolciumi;
  • ore 17,30 ritrovo in Piazza del Municipio con distribuzione di vin brulé.

Presta servizio, per tutta la durata della manifestazione, la banda musicale.

I priori e le priore durante il giro per le vie del paese fanno “ballare” la “Puento” a suon di musica cercando di darle dei movimenti ritmici.

La “Puento” è a forma di fuso, alta tre metri, con intelaiatura in metallo leggero, montata su un sostegno tubolare che termina con quattro bracci, per consentire la presa. E’ ricoperta da una fodera a spicchi che a sua volta è totalmente guarnita da nastri di varie dimensioni e colori, ghirlande e altre decorazioni. A metà altezza spicca una larga fascia sulla quale appare la scritta “W. S. Sebastiano” e con lo stemma di Chiomonte, dipinto.

La “Puento” un tempo veniva montata e smontata di volta in volta, per cui la sua confezione, che richiede parecchio tempo, iniziava già ai primi di gennaio. I lunghi nastri sgargianti, di pregio, quasi tutti in seta, venivano prestati dalle famiglie del paese e avrebbero il significato popolare di legame di amicizia tra le famiglie ed il Santo Patrono. Venivano appuntati ad arte sulla fodera, in modo da apparire tutti in evidenza almeno per un breve tratto, perché ciascuno potesse sentire di aver partecipato.

Ora da più anni, tutto questo non si fa più, la “Puento” rimane montata un anno per l’altro e i nastri rimangono al loro posto; solo alcuni giorni prima della festa, le priore, affrancano quei nastri che si sono allentati. Solo quando la punta necessita di una “revisione” totale, viene disfatta e riconfezionata completamente, cosa che accade solo a distanza di molti anni.

I Priori che animano la festa sono in genere sette, così pure le Priore che indossano il costume locale autentico, e a volte più di sette sono gli angioletti (i quali vorrebbero rappresentare gli angeli che scesero dal paradiso per posare sul capo di san Sebastiano la corona del martirio), che vestono chiari abiti lunghi, decorati con stelline argentate, un grande colletto di pizzo a coprire i lacci delle ali, collane lunghe e colorate. Anni addietro calzavano, inoltre, le scarpe “in tema” che venivano argentate con l’alluminio per le stufe. In testa portano una coroncina di fiori e naturalmente sulle spalle un bel paio di ali di cartone, decorate anch’esse con stelline. Un particolare curioso: per confezionare le ali, si presero a modello quelle dei due angeli che sono posti in alto sui cornicioni degli Altari laterali della Chiesa Parrocchiale.

Questo avveniva nel 1889, quando il parroco Don Bartolomeo Franchino, volendo rimettere in auge le antiche e caratteristiche usanze, dopo accurate ricerche negli archivi parrocchiali, riuscì a trovare qualche traccia di come veniva un tempo festeggiato il Santo. Pare che la festa abbia avuto inizio nell’anno 1629/30 quando una terribile peste colpì il paese. Poiché San Sebastiano era venerato come protettore contro la peste, probabilmente fu eletto a Santo patrono di Chiomonte, proprio in quel periodo.

In un’opera autentica di S. Ambrogio, si accenna a San Sebastiano come cavaliere romano, nato a Milano da padre narbonese, al servizio di Diocleziano e martirizzato a Roma nel 288 d.c., durante le persecuzioni contro i Cristiani. Figura in tutti i dipinti, trafitto da frecce e legato ad un albero.

La “Puento”, secondo la tradizione religiosa, vorrebbe rappresentare l’albero a cui fu legato S. Sebastiano. Infatti la “Puento” originaria consisteva in un autentico albero di conifera (come si usa ancora oggi in alcuni paesi nordici), inghirlandato con nastri, poi trasformata nell’attuale forma per diminuirne il peso al fine di ottenere una maggiore maneggevolezza.

Con la festa di S. Sebastiano, che un tempo durava tre giorni, ogni anno si ritorna alle antiche tradizioni che vengono vissute anche indossando gli autentici costumi. Purtroppo del costume maschile non si è conservato nulla. Esso consisteva in giacca e pantaloni di fustagno scuro, camicia bianca senza colletto e cappello.

Il costume femminile, invece, veniva indossato soltanto alle feste e perciò meglio conservato. Era il più delle volte il vestito da sposa, realizzato in tessuto di lana pregiata, quasi sempre scuro, con corpino aderente e ricchissima gonna lunga, arricciata in fittissime piegoline nella parte posteriore, per dare ampiezza. Il vestito veniva arricchito da un foulard di seta lavorata, tono su tono oppure in due colori contrastanti. Lo scialle, adagiato sulle spalle, era decorato intorno al collo da un bordo in pizzo Sangallo. Questi scialli sono per lo più nei colori del verde e del viola, perché indossati appunto nelle feste liturgiche e quindi il verde era adatto nel Tempo Ordinario, il viola durante la Quaresima. Gli altri colori, più vivaci, venivano indossati nelle altre Feste. In vita si allacciava un grembiule, sempre in seta, nero, oppure a minuti disegni nei colori che si intonavano allo scialle. La cuffia della festa era l’elemento che maggiormente distingueva i costumi della valle di Susa. L’alta Valle, ovvero la zona provenzale o Occitana ha una cuffia “delfinale”, più leggera rispetto a quella savoiarda. Di colore bianco, in pizzo Valencienne, con un rilievo in tulle ricamato a mano, nella parte posteriore, modellato per accogliere l’acconciatura. A completamento, un collare di velluto nero a cui veniva appesa una tipica croce in oro lavorato, detta “Savoiarda”, fermata sul davanti da una “broche” sempre in oro. Attualmente l’uso del costume si limita alla festa patronale e a poche altre manifestazioni che richiedono una rappresentanza folcloristica, anche perché, questi capi, in quanto soggetti ad usura, sono sempre più difficilmente reperibili.

Sab Sebast. '53San Sebast. '54

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