Chiomonte … occitano!

 

Il chiomontino, variante occitana

Il chiomontino appartiene, come le altre parlate che troviamo nell’Alta Dora (Auta Doira), al gruppo del Brianzonese, che a sua volta appartiene al gruppo dialettale del Delfinato Occitano (le Daufinat Occitan) o area Vivarò-aupenca (ovvero comprendente alpi e vivarese). Si usa il termine Delfinato occitano per distinguerlo dalla parte di Delfinato che dal punto di vista linguistico è arpitano o franco-provenzale. Il Delfinato occitano, insieme all’alverniate (auvernhat), al limosino (limosin), al provenzale (provençal), al linguadociano (lengadocian) e al guascone (gascon), appartiene al gruppo
linguistico occitano o lingua d’òc, come la definì Dante Alighieri per distinguerla dalla lingua d’oil (il francese) e dalla lingua del sì (italiano).

L’occitano è una lingua neolatina o romanza, quindi deriva dal latino modificatosi con il contatto con le lingue parlate prima della dominazione romana come il ligure,  l’iberico e il celtico (le cosiddette lingue di substrato) e con quelle importate dalle invasioni barbariche (lingue di superstrato). Oltre all’occitano, le altre lingue figlie di Roma sono il portoghese, lo spagnolo, il catalano, il francese, l’arpitano (o franco-provenzale), il sardo, l’italiano, il retico (composto da ladino e friulano), il dalmatico (oggi scomparso), il rumeno.

Nel chiomontino possiamo distinguere a sua volta tre varianti principali: quella del Peuy, quella del Rìu e quella de las Ramaas. La pronuncia della parola Chaumont infatti al Peuy è più sovente detta come Chòumont mentre al Rìu come  Chaumont.

Alessandro Strano

Bibliografia:

  • Valerio Coletto, Come si parla e si legge in chiomontino, in La Rafanhaudo n.1, 1986;
  • Valerio Coletto, Las chose eyssubiàas, in La Rafanhaudo n.5, 1990;
  • Alain Nouvel, L’occitan langue de civilisation européenne, 1977.

L’inno occitano

Oggi, benché non sia ancora accettato da tutti, “Se chanta” è stata adottato come inno occitano.

Questa canzone pare sia stata composta da Gaston III (XIV secolo), conte di Foix. È un inno che parla d’amore, non di guerre e di glorie, e la musica nostalgica e orecchiabile ne facilita la diffusione.

Oggi ne esistono diverse versioni e quella conosciuta nell’Occitania alpina risulterebbe essere la seguente.

Devant de ma fenestra

Lhi a un aucelon

Tota la nueit chanta

Chanta sa chanson

Rit.

Se chanta, que chante

Chanta pas per iu

Chanta per m’amia

Qu’es deluenh de iu

Aquelas montanhas

Que tant autas son

M’empachon de veire

mons amors ont son

Rit.

Baissatz-vos montanhas

Planas levatz vos

Perqué pòsque veire

Mons amors ont son.

Rit.

Ovviamente il testo della canzone è stato riportato in grafia classica, la grafia oggi più utilizzata per scrivere in occitano e che si rifà a quella degli antichi trovatori. Ecco qui alcune regole per leggere con pronuncia chiomontina questa grafia:

  • a finale si pronuncia o;
  • o si pronuncia come u italiana e ou francese;
  • ò si pronuncia come o italiana;
  • u si pronuncia come u francese;
  • as in fine di parola, indicante la desinenza del femminile plurale, si pronuncia e;
  • c seguito da e oppure i si pronuncia alla francese;
  • ch si pronuncia alla francese.

Alessandro Strano

Bibliografia:

Jan Peire de Bousquier, Parliamo di inni nazionali, in Lou Temp Nouvel n.62, 2007.

La bandiera occitana

 

La bandiera occitana è composta da due elementi giallo/oro su sfondo rosso: la croce occitana e la stella a sette punte. Per quanto riguarda il primo elemento, si tratta di una croce greca (quindi i suoi bracci sono della stessa lunghezza, a bandiera_occitanadifferenza di quelli della croce latina) e pomata (con le  estremità che terminano in tondo). Ogni braccio termina con tre pomi; dunque in tutto vi sono dodici cerchi come i mesi dell’anno e gli Apostoli.

Questa croce è ben conosciuta in tutti i territori di lingua occitana; oggi è anche presente nel simbolo delle regioni Languedoc-Roussillon e Midi-Pyrénées. La tradizione vuole che sia stato il conte Raimondo IV a portarla in patria al ritorno della sua crociata in Terrasanta nel 1099. In realtà tale croce era già presente in terra occitana ed era probabilmente presente negli stemmi dei conti di Tolosa nel 990, quando Guilhem II Taillefer sposò la figlia del conte di Provenza, Emma, che gli portò in dote tale croce, simbolo della contea di Venasque.

L’altro elemento della bandiera occitana è la stella a sette punte. Tale stella è stata inserita nella bandiera da Francesco Fontan, padre dell’occitanismo politico e fondatore del Partito Nazionalista Occitano. Le sette punte della stella indicano le sette regioni storiche occitane (a nord Daufinat, Auvernha, Lemosin e a sud Provença, Lengadòc, Guiana e Gasconha) ma anche i sette Felibres (i fondatori del Felibrige, tra cui Frederic Mistral).

La bandiera occitana composta da croce e stella è ormai accettata dalla quasi totalità del mondo occitanista benché alcune associazioni non usino la stella, che considerano simbolo politico. I provenzalisti, invece, non la accettano del tutto, preferendo ad essa quella storica della Provenza composta da strisce gialle e rosse.

Alessandro Strano

Bibliografia:

  • Claudio Santacroce, Le bandiere occitana e francoprovenzale, in Panormi n°61 pagg. 49-50-51;
  • Òc: terra e lenga, opuscolo realizzato dalla Comunità Montana Valle Varaita.

CE.S.DO.ME.O.

Per maggiori informazioni visita il sito www.cesdomeo.it

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